Sito Ufficiale del Comune di Maschito

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Arte Comunale

Arte e Cultura

La Fontana Skanderbeg e le altre fontane



Alcuni secoli addietro, fontane e fontanili esterni su slarghi e piazzole, erano considerati luoghi pubblici e di piacevole conversazione. Le abitazioni, infatti, non disponevano di acqua potabile. Per le esigenze di cucina e familiari, le donne andavano a prendere l’acqua nelle fontane servendosi di brocche. Una fontana pubblica era un luogo importante per la soddisfazione delle esigenze delle famiglie. Ed era in uso erigere fontane monumentali ad onore e gloria dei capi delle comunitą amministrate. Nel 1879 - come attesta la lapide ricostruita dal Comune - fu eretta, ad opera dei cittadini e con l'aiuto del Comune (retto all'epoca da Domenico Rafti), la Fontana Skanderberg.
Le altre fontane presenti sul territorio sono:
* Fontana Carrozz, situata in via Venosa;
* Fontana Boico, situata in via Venosa;
* Fontana della Noce, situata nella Contrada della Noce;
* Fontana Cangad, situata in via Venosa;

I palazzi



Sono databili tra la fine del '700 e la prima meta del '900.
* Palazzo Barbano Dinella costruito nel 1734.
* Palazzo Manes Rossi costruito nel 1820.
* Palazzo Adduca, Palazzo Giura e Palazzo Cariati hanno un portale classicheggiante a colonne doriche.
* Palazzo Dinella dal grazioso cadiglio sul portale con scritta "Parva sed apta mea".
* Palazzo De Martinis.
* Palazzo Tufaroli.
* Palazzo Nardozza dall'imposta leccese - rococņ.
* Palazzo Colella.
* Palazzo Anastasia.
* Casa Soranna costruita nel 1646. Si presume sia la prima casa costruita dagli albanesi insediatisi a Maschito.

Proverbi



  • Kur tjetar nėng ke, ma njė plakė veta fle
  • Kur nėng ke tė bėsh, bėn fėsh fėsh
  • Kush nėng ka koc ka kėmbė
  • Shtija gurin e fshehan doran
  • Fjala mė a mira ishtė ojņ ēė nėng thukat
  • Moti i mirė dukat ndė manatan
  • Kush fle ma qenin, ngrihat ma pleshtat
  • Ku hin dialli nėng hin mjedkun
  • Vajta tė mirrja, e u prora tė jipja
  • Thes i zmbrazt, nėng rri mbė kėmb
  • Shtija njė e merr di
  • Pulan bėn veun e gjelit i dhemb bithan
  • Nga ferri del trendafilli
  • Barku plot, kėmba lot
  • Gurė gurė bėhat mur
  • Ma njė fiq ze njė miq
  • Atė ēė mbillan kuarran
  • Kur zogji veta e vjen, o stisan o ka falen
  • Ke t’bėshė ma bularatė e shkoj spizenė
  • Buka mė a ėmbal ishtė atė ēė hahat ma djersė
  • Bashkimi bėn fuqinė
  • Ndė shpģ bukė e hģ
  • Kush punon rron
  • Bėju fshiaz ndė shpis tatės
  • Kush pati buk vdiq, kush pati zjarr rrojti


Detti



* Mema u e dua, se isht isht rri pe mua. (Mamma io la voglio com'č e, č per me)
* Eshte me bihe perdhe. (Star col sedere per terra)
* Do hami, do pirmi, do rrimi dhe te schurbemi neng do dimi. (Vogliamo mangiare, vogliamo bere, vogliamo oziare, e di lavorare non ne vogliamo sapere)
* Vajete e po,ces i ničhe luga. (I guai della pignata li conosce il cucchiaio che sta dentro)

Filastrocche

* Ni, ni, ni vate mac,a pe di mi, vatč gardh gardh vate e gjet nič cope lerd e pe mos te shihei njeri vate te hai mbe shembri (e karazenéi). (Ni, ni, ni un gatto andņ per due topi: andņ tra le siepi e trovņ un pezzo di lardo, perché nessuno lo vedesse andņ a mangiarlo sullo spiazzale della Madonna [sulla piazzetta del Caroseno]).
* Ningiula ti fringiula, nangiula ti frangiula. Nde do skon skon nde mos spo. Ningiula ti fringiula, nangiula ti frangiulase. (Vuoi passare passa, altrimenti non importa [detto ai bambini che hanno mal di pancia]).
* Cmigl, cmigl, cimgl gjith te k shpie a tit. (Lumachine, lumachine, lumachine ciascuno di noi vada a casa sua)
* Ky do har, ky sot nuk kemi, ky sot do vemi a yjedh, ky sot jo mos na marran karbiniart, e ky sot, piripich, piripach, buka ta shporta, vere ta kenata, mish te diganial, makarņnat te pyąteglia e lucia neng provņjt e vate ra me bihe te proi. (Questo vuole mangiare (dice il pollice), questo dice: "Non ne abbiamo" (risponde l'indice), "Andiamo a rubare!" (dice il medio), "No" (risponde l'anulare),pane nella cesta e vino nella caraffa, la carne nella padella, i maccheroni nel piatto e Lucia non l'ha assaggiati ed č andata col sedere nel ruscello "Proia (dice il mignolo).